Quella di Anna Porchetti è una riflessione razionale e di buon senso sui tanti interrogativi aperti dall’introduzione del diritto di aborto nella Costituzione Francese.
Da leggere e meditare
Giorgio Bruzzone
L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro. La Francia, da poco, ha deciso di essere una repubblica democratica fondata sull’aborto.
Se la carta costituzionale fissa i valori su cui si fonda una repubblica, allora questo è un giorno nero per la civiltà.
Attenzione che l’aborto in Francia era legale anche prima: non è stata questa legge a introdurlo. Non ha quindi senso parlare di questo provvedimento come di qualcosa che permetta alle donne di controllare il loro corpo. Potevano già farlo prima (sul delirio umano di voler controllare il proprio corpo, si potrebbe dire molto, ma questa è un’altra storia).
Qui non si tratta di negare l’aborto, che anche in Italia è legale da 45 anni e per il quale non serve nemmeno fornire un motivo. Qui si tratta di stabilire in quali valori ci riconosciamo come comunità.
Se ci riconosciamo costituzionalmente nell’aborto procurato, non stiamo solo permettendo quello che da molti è considerato un male necessario (già qui si potrebbe discutere molto).
Stiamo invece elevando un male a valore. Stiamo dicendo che l’aborto è un valore fondante della nostra civiltà.
Questa è una sconfitta, prima di tutto per le donne.
1️⃣ Significa negare il dolore immenso che si annida in una scelta così estrema.
2️⃣ Significa negare il dissidio morale che necessariamente si pone, di fronte a una interruzione volontaria di gravidanza.
3️⃣ Significa negare il fatto che la vita debba essere tutelata e che l’aborto dovrebbe essere l’estrema ratio, non la prima e preferibile opzione.
Se abortire è un valore, chi sceglie di non farlo, è un cittadino di serie B? Se non si riconosce in quel valore, fa ancora parte di quella repubblica?
E soprattutto, può l’aborto, una sentenza di morte, essere un valore trasversale e universale, in cui tutti i cittadini devono riconoscersi?
Possiamo metterlo alla stregua del diritto alla salute, alla libertà di espressione, di istruzione, di voto, a tutti i diritti che fino a oggi abbiamo considerato caratterizzanti della cultura e civiltà occidentali?
C’è ancora spazio per il dissenso, o d’ora in avanti in Francia, chi è antiabortista, sarà un antidemocratico, come chi nega la libertà di parola o di culto? Stiamo diventando più tolleranti o meno tolleranti?
Infine, un piccolo commento sulla questione dell’obiezione. Nessuno dovrebbe essere costretto per legge a fare quello che repelle alla sua coscienza .
In Europa ci sono leggi che permettono l’obiezione per il servizio militare. Esiste una legge che tutela i ricercatori che non vogliono fare sperimentazione su animali.
Triste è la civiltà in cui la vita di un topo da laboratorio vale più di quella di un essere umano.

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