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𝑪𝒓𝒊𝒔𝒊 𝒗𝒂𝒍𝒐𝒓𝒊𝒂𝒍𝒆 𝒆 𝒄𝒐𝒏𝒗𝒆𝒓𝒔𝒊𝒐𝒏𝒆


«𝙻’𝙾𝚌𝚌𝚒𝚍𝚎𝚗𝚝𝚎 𝚑𝚊 𝚙𝚎𝚛𝚍𝚞𝚝𝚘 𝙲𝚛𝚒𝚜𝚝𝚘; 𝚚𝚞𝚎𝚜𝚝𝚊 𝚎̀ 𝚕𝚊 𝚛𝚊𝚐𝚒𝚘𝚗𝚎 𝚙𝚎𝚛 𝚌𝚞𝚒 𝚕’𝙾𝚌𝚌𝚒𝚍𝚎𝚗𝚝𝚎 𝚜𝚝𝚊 𝚙𝚎𝚛 𝚖𝚘𝚛𝚒𝚛𝚎, 𝚜𝚘𝚕𝚘 𝚙𝚎𝚛 𝚚𝚞𝚎𝚜𝚝𝚊 𝚛𝚊𝚐𝚒𝚘𝚗𝚎» scriveva Dostoevskij.

Una previsione che, pronunciata nel lontano 1871 , appariva certamente nefasta ed azzardata ma si sta dimostrando, purtroppo, molto veritiera.

La crisi valoriale che sta attraversando l’Occidente è sotto gli occhi di tutti! Uno sconvolgimento che ha effetti nefasti su ogni momento della nostra vita, dal suo inizio fino alla sua fine. Una crisi che, partendo dai valori morali, si estende persino alle regole di funzionamento della società, non risparmiando neppure un mondo del lavoro gravemente minacciato da una tecnologia che si fa sempre più sostitutiva.

Uno sconvolgimento che arriva a mettere in dubbio persino le stesse basi della democrazia.

Nel recente incontro di Davos Klaus Schwab , il suo periglioso organizzatore, è arrivato a sostenere che in futuro le elezioni non saranno più necessarie “𝚒𝚕 𝚙𝚛𝚘𝚜𝚜𝚒𝚖𝚘 𝚙𝚊𝚜𝚜𝚘 𝚙𝚘𝚝𝚛𝚎𝚋𝚋𝚎 𝚎𝚜𝚜𝚎𝚛𝚎 𝚎𝚗𝚝𝚛𝚊𝚛𝚎 𝚒𝚗 𝚞𝚗𝚊 𝚖𝚘𝚍𝚊𝚕𝚒𝚝𝚊̀ 𝚙𝚛𝚎𝚜𝚌𝚛𝚒𝚝𝚝𝚒𝚟𝚊, 𝚒𝚕 𝚌𝚑𝚎 𝚜𝚒𝚐𝚗𝚒𝚏𝚒𝚌𝚊 𝚌𝚑𝚎 𝚗𝚘𝚗 𝚎̀ 𝚗𝚎𝚖𝚖𝚎𝚗𝚘 𝚙𝚒𝚞’ 𝚗𝚎𝚌𝚎𝚜𝚜𝚊𝚛𝚒𝚘 𝚝𝚎𝚗𝚎𝚛𝚎 𝚕𝚎 𝚎𝚕𝚎𝚣𝚒𝚘𝚗𝚒 𝚙𝚎𝚛𝚌𝚑𝚎́ 𝚙𝚞𝚘𝚒 𝚐𝚒𝚊̀ 𝚙𝚛𝚎𝚟𝚎𝚍𝚎𝚛𝚎 𝚌𝚑𝚎 𝚌𝚘𝚜𝚊 𝚊𝚌𝚌𝚊𝚍𝚛𝚊̀ 𝚎 𝚌𝚑𝚒𝚎𝚍𝚎𝚛𝚝𝚒 𝚙𝚎𝚛𝚌𝚑𝚎́ 𝚒𝚗 𝚏𝚘𝚗𝚍𝚘 𝚍𝚘𝚟𝚛𝚎𝚖𝚖𝚘 𝚊𝚟𝚎𝚛𝚎 𝚋𝚒𝚜𝚘𝚐𝚗𝚘 𝚍𝚒 𝚎𝚕𝚎𝚣𝚒𝚘𝚗𝚒?“.

Abbiamo raggiunto insomma l’apice di una deriva che sembra veramente non avere più limiti.

C’è però una soluzione che appartiene a ciascuno di noi ed è quella di farsi abbracciare dal dono della Fede. Perché la Fede è un’opportunità unica che ci è stata offerta e spetta a noi, solo a noi, scegliere di coglierla.

Per fare questo serve però una azzardata manovra di “conversione”. Convertirsi significa infatti cambiare direzione nel cammino della nostra vita.

C’è da molto tempo la volontà di spingerci, con ogni mezzo, ed in questi ultimi tempi con un insistenza senza precedenti, verso un’altra direzione, una direzione convenzionale, apparentemente più comoda e che ci porta ad assaporare una falsa idea di libertà.

La “corrente” viene seguita dalla massa perché è la via più facile. Comporta infatti uno stile di vita superficiale che ci rende però prigionieri di una inconsapevole mediocrità morale.

Al contrario la “conversione” porta a viaggiare controcorrente affrontando le difficoltà di apparire non convenzionali.

Con la conversione cristiana abbiamo però l’opportunità di puntare ad una misura alta della vita. Recuperando singolarmente la strada che Cristo ci ha indicato, fin dalla sua prima predicazione pubblica “𝚌𝚘𝚗𝚟𝚎𝚛𝚝𝚒𝚝𝚎𝚟𝚒 𝚎 𝚌𝚛𝚎𝚍𝚎𝚝𝚎” riusciremmo a sopportare meglio le difficoltà del periodo e forse a risollevare le sorti di un Occidente in una crisi di valori che va probabilmente ben oltre quella nefasta previsione che Dostoevskij azzardò nel

lontano 1871.

Giorgio Bruzzone

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