Fa veramente sorridere lo scontro tra i più accaniti sostenitori, di una e l’altra fazione, pro e contro all’Europa disegnata dal Manifesto di Ventotene.
In tanti in questi giorni si sono arrovellati sul progetto e le parole di quel documento, scritto quando nel mondo era da poco esplosa la seconda Guerra Mondiale. Un mondo totalmente diverso da quello attuale.
Fa ancora più sorridere vedere come molti affrontino il tema con l’usuale spirito da Ultras. Quello che ci fa parteggiare per una parte o l’altra, senza alcun spirito critico, ma solo perché si indossa una maglia piuttosto che l’altra.
Ma davvero davanti ad un’Europa che si prepara alla guerra, mentre Russia, Ucraina e Usa stanno trattando la pace, davanti ad un economia e famiglie in affanno per i gravosi costi energetici, il problema principale del nostro paese è il giudizio storico sul Manifesto di Ventotene?
Sorge il dubbio di trovarsi, per metà di fronte una follia ideologica e per l’altra metà di fronte ad una furba digressione.
Dividersi e strillare, accapigliandosi, su Spinelli e compagni, appare allora come una vera e propria ipocrisia.
Affidare poi a Roberto Benigni il compito di adorare i Re Magi di Ventotene, lasciando poi che il ricco giullare di Corte si spertichi in elogi grotteschi sull’Unione Europea “ 𝚕𝚊 𝚌𝚘𝚜𝚝𝚛𝚞𝚣𝚒𝚘𝚗𝚎 𝚙𝚒𝚞̀ 𝚒𝚖𝚙𝚘𝚛𝚝𝚊𝚗𝚝𝚎 𝚍𝚎𝚐𝚕𝚒 𝚞𝚕𝚝𝚒𝚖𝚒 𝚌𝚒𝚗𝚚𝚞𝚎𝚖𝚒𝚕𝚊 𝚊𝚗𝚗𝚒” è la dimostrazione che non ci sono più confini tra verità e comicità.
Dobbiamo però prendere coscienza che così facendo stiamo trascinando la storia nel ridicolo.
Se provassimo a deporre le bandiere da ultras e tornassimo a studiare la storia scopriremmo che ad aver dato impulso al progetto europeo siano stati, nel dopoguerra, De Gasperi , Schuman e Adenauer, statisti d’ispirazione cristiana, piuttosto che euro-giacobini e social-comunisti con Spinelli & C.
Le divergenze tra le due visioni del progetto Europeo sono sostanziali. Mischiarle in un unico calderone è un grave errore.
Il Progetto di ispirazione cristiana di De Gasperi & C. , nella traccia della tradizione dei Popoli europei, riconosce la sovranità degli stati e l’identità delle nazioni, e cerca di trovare un terreno comune solido e vero per far sorgere una realtà sovraordinata , chiamata Europa, che si ponga al di sopra ma non contro gli Stati.
L’ Europa di Spinelli & C è invece figlia del cosmopolitismo dei Lumi e della conseguente guerra di liberazione da religioni, tradizioni, patrie e sovranità nazionali, nel nome di un progressismo radicale.
Scopriremmo in tal modo che il motore e riferimento dei primi è l’Europa dei popoli, quello dei secondi è l’Europa delle oligarchie illuminate.
Nutro il rispetto che si deve a chi combatte con coerenza per le proprie idee, verso Altiero Spinelli & C, ma ritenere che la loro sia l’unica idea giusta dell’Europa e che quel Manifesto sia un dogma e una verità indiscutibile di fede mi pare una coercitiva follia.
Quello che invece non si vuol vedere è l’enorme distanza che oggi esiste tra i popoli europei e le sue istituzioni. Istituzioni, che prive di una vera certificazione democratica, sono sempre più ideologizzate ed autoritarie, impegnate, come sono, in sfide velleitarie e spesso insensate.
Problemi che non arrivano dal nulla ma dalla precisa volontà di aver creato un Europa priva di identità. L’aver rinunciato a declinare le sue radici cristiane, nel nome di un ideologico laicismo, ci ha trascinato verso un inevitabile e pericoloso relativismo.
Suona per questo come un triste presagio rileggere un testo del 2004 , scritto da Ratzinger e Pera , in occasione della stesura del Trattato Europeo, da titolo “ 𝓢𝓮𝓷𝔃𝓪 𝓻𝓪𝓭𝓲𝓬𝓲”
“𝙿𝚎𝚐𝚐𝚒𝚘 𝚍𝚒 𝚟𝚒𝚟𝚎𝚛𝚎 𝚜𝚎𝚗𝚣𝚊 𝚛𝚊𝚍𝚒𝚌𝚒 𝚌’𝚎̀ 𝚜𝚘𝚕𝚝𝚊𝚗𝚝𝚘 𝚝𝚒𝚛𝚊𝚛𝚎 𝚊 𝚌𝚊𝚖𝚙𝚊𝚛𝚎 𝚜𝚎𝚗𝚣𝚊 𝚏𝚞𝚝𝚞𝚛𝚘”
Giorgio Bruzzone
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