
“𝙲𝚑𝚒 𝚗𝚘𝚗 𝚛𝚒𝚎𝚜𝚌𝚎 𝚙𝚒𝚞̀ 𝚊 𝚜𝚝𝚞𝚙𝚒𝚛𝚜𝚒 𝚗𝚎́ 𝚊 𝚖𝚎𝚛𝚊𝚟𝚒𝚐𝚕𝚒𝚊𝚛𝚜𝚒 𝚎̀ 𝚌𝚘𝚖𝚎 𝚜𝚎 𝚏𝚘𝚜𝚜𝚎 𝚖𝚘𝚛𝚝𝚘”.
Diceva Albert Einstein
Una riflessione superficialmente banale ma che cela in se una analisi molto profonda del nostro “modus vivendi”
Effettivamente al giorno d’oggi i più sembrano nascere conoscendo già tutto, senza reali interessi ed obiettivi, tanto da vivere con passività e senza emozioni ciò che dovrebbe meravigliarli
Non a caso è questa l’epoca della depressione e del disagio, anche giovanile, che si manifesta in molte forme: dall’alimentazione , ai rapporti sociali, alla confusione di genere, all’abuso di alcool ed al consumo di droghe. Processi di depressione e disagio che vengono alimentati e contestualmente favoriscono diabolici progetti di architettura sociale.
È un dato di fatto che i giovani di oggi, purtroppo, non possiedano lo stesso candore dei loro genitori e dei loro nonni. Non hanno, certamente, la stessa spensieratezza, sono confusi, soli e spesso infelici.
Ad esempio, la nostra generazione mai avrebbe pensato di costruirsi una carriera professionale ed una nuova vita all’estero.
L’Italia era la nostra unica ed ineguagliabile casa, quella dei nostri avi e pensavamo sarebbe stata anche quella dei nostri figli.
Aspetti che ho affrontato nel mio romanzo “𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐥 𝐝𝐨𝐩𝐨 𝐬𝐢 𝐭𝐚𝐫𝐝𝐢” e che ho umilmente cercato di rappresentare anche in una mia poesia dal titolo “𝟏𝟗𝟖𝟐” inserita nella raccolta “ 𝐓𝐫𝐚𝐜𝐜𝐞 𝐝𝐢 𝐯𝐢𝐭𝐚”
Einstein aveva ragione ! perché lo stupore e la meraviglia sono parti dell’anima, a cui l’uomo non può sfuggire. Stupirsi vuol dire aprirsi ad un mondo che ci mette di fronte a percorsi da scegliere. Lo stupore e la meraviglia sono emozioni che non appartengono solo al mondo dei bambini, ma si manifestano anche nell’adulto e volendo ci accompagnano per tutta la vita.
Inoltre, scrive Alessandro D’Avenia nel suo libro
“L ‘Appello”:
“𝙲𝚑𝚒 𝚗𝚘𝚗 𝚜𝚒 𝚖𝚎𝚛𝚊𝚟𝚒𝚐𝚕𝚒𝚊 𝚖𝚊𝚒 𝚍𝚒 𝚗𝚞𝚕𝚕𝚊, 𝚗𝚘𝚗 𝚜𝚘𝚕𝚘 𝚗𝚘𝚗 𝚜𝚒 𝚌𝚑𝚒𝚎𝚍𝚎 𝚖𝚊𝚒 𝚒𝚕 𝚙𝚎𝚛𝚌𝚑𝚎́ 𝚍𝚎𝚕𝚕𝚎 𝚌𝚘𝚜𝚎, 𝚖𝚊 𝚗𝚘𝚗 𝚛𝚒𝚎𝚜𝚌𝚎 𝚙𝚒𝚞̀ 𝚊𝚍 𝚞𝚜𝚌𝚒𝚛𝚎 𝚍𝚊 𝚜𝚎, 𝚜𝚒 𝚊𝚌𝚌𝚘𝚗𝚝𝚎𝚗𝚝𝚊 𝚍𝚒 𝚚𝚞𝚊𝚝𝚝𝚛𝚘 𝚌𝚘𝚗𝚟𝚒𝚗𝚣𝚒𝚘𝚗𝚒 𝚌𝚑𝚎 𝚑𝚊 𝚙𝚛𝚎𝚜𝚘 𝚌𝚑𝚒𝚜𝚜𝚊̀ 𝚍𝚘𝚟𝚎 𝚎 𝚜𝚒 𝚏𝚊 𝚋𝚊𝚜𝚝𝚊𝚛𝚎 𝚜𝚎𝚖𝚙𝚛𝚎 𝚝𝚞𝚝𝚝𝚘 𝚌𝚒𝚘̀ 𝚌𝚑𝚎 𝚐𝚕𝚒 𝚍𝚒𝚌𝚘𝚗𝚘.
𝚄𝚗𝚊 𝚗𝚘𝚒𝚊 𝚖𝚘𝚛𝚝𝚊𝚕𝚎.“
Oggi abbiamo adulti così impegnati nel lavoro, che non hanno più tempo per le cose importanti, e che non riescono a fermarsi, per chiedersi se sia questa la vita che veramente volevano.
Adulti, insomma, che vivono senza stupore e meraviglia e tendono quindi a cadere nella ripetitività e nella banalità. Alla rincorsa di effimeri obiettivi: denaro e successo.
Non smettere mai di domandare e porre quesiti possiamo definirlo lo slogan della filosofia, fin dalla nascita delle sue radici; una filosofia che già con Aristotele, nella Metafisica, veniva definita come la risposta ad un atto di meraviglia.
L’uomo, in effetti, è l’unico essere in grado di meravigliarsi della propria esistenza, dal momento che tutti gli altri esseri viventi la danno per ovvia, non notandola.
Perché allora sprecare questa opportunità rassegnandosi ad una vita incolore?
Possiamo, in conclusione, condividere il pensiero di Einstein “𝙲𝚑𝚒 𝚗𝚘𝚗 𝚛𝚒𝚎𝚜𝚌𝚎 𝚙𝚒𝚞̀ 𝚊 𝚜𝚝𝚞𝚙𝚒𝚛𝚜𝚒 𝚗𝚎́ 𝚊 𝚖𝚎𝚛𝚊𝚟𝚒𝚐𝚕𝚒𝚊𝚛𝚜𝚒 𝚎̀ 𝚌𝚘𝚖𝚎 𝚜𝚎 𝚏𝚘𝚜𝚜𝚎 𝚖𝚘𝚛𝚝𝚘”
Servirà a ricordarci, ogni giorno della nostra vita, come proprio meraviglia e lo stupore siano il primo passo per avvicinarsi alla felicità.
Giorgio Bruzzone
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