
𝗜𝗡𝗩𝗘𝗥𝗡𝗢 𝗗𝗘𝗠𝗢𝗚𝗥𝗔𝗙𝗜𝗖𝗢 𝓾𝓷 𝓹𝓻𝓸𝓫𝓵𝓮𝓶𝓪 𝓬𝓱𝓮 𝓻𝓲𝓰𝓾𝓪𝓻𝓭𝓪 𝓽𝓾𝓽𝓽𝓲
- 26 mag
- Tempo di lettura: 4 min
Qualche giorno fa l’Istat ha pubblicato gli ultimi dati sulla natalità.
Nel 2025 in Italia sono nati 355.000 bambini. Meno dell’anno scorso , un dato che era a sua volta già inferiore a quello dell’anno precedente. Il tasso di fecondità è sceso a 1,14 figli per donna . Un minimo storico assoluto!
Analizzando i dati si scoprono fattori che dovrebbero farci riflettere:
In questi giorni è uscita l’indagine dell’ABI ( associazione Banche ) che mette in luce il tema della denatalità. Evidentemente anche il mondo bancario, economico e produttivo ha capito che la questione demografica non è più un tema “etico” o “sociale” da affidare a qualche convegno specialistico.
È la questione delle questioni!
I numeri fanno impressione e i banchieri sanno fare di conto: meno giovani significa meno lavoratori, meno imprese, meno crescita, meno welfare e meno possibilità per tutti. L’analisi ABI ci dice che senza interventi concreti, continuando con questa decrescita, il PIL italiano potrebbe essere inferiore di oltre il 18% nel 2050 e di oltre il 30% nel 2080.
Meno PIL significa meno ricchezza da distribuire.
La natalità non è quindi solo una scelta privata ma riguarda il destino collettivo dell’Italia. Perché senza nuove generazioni non regge il sistema pensionistico, non regge la sanità, non reggono i territori interni, non reggono le scuole, non regge neanche il mercato.
l problema è sistemico. Non basta un bonus una tantum. Serve una strategia nazionale impattante che coinvolga tutti, che rimetta al centro la possibilità concreta di costruire una famiglia senza sentirsi degli irresponsabili.
Un Governo serio dovrebbe occuparsi prioritariamente di questo problema ed indagarne le cause anziché continuare a sprecare risorse per alimentare guerre non nostre.
La stessa ABI ha individuato quattro priorità: giovani, donne, laureati e flussi migratori.
Il pensiero unico dominante cerca, da un lato, di farci credere che “i giovani non vogliono più i figli”, che “pensano solo a viaggiare”. Influencer , attori e cantanti promuovo concetti effimeri, modelli di bellezza e felicità fuorvianti. Basati esclusivamente sul presente. Come se il futuro non esistesse . E chi protegge la vita, chi richiama radici e valori, chi prova ad alzare lo sguardo , chi cerca un senso ed un significato alla nostra vita viene additato come antico o magari anche fascista.
Il problema è invece un altro: troppi ragazzi pensano di non potersi permettere di diventare genitori. Lavori precari, stipendi bassi, fisco oppressivo, case irraggiungibili, servizi insufficienti e soprattutto paura del futuro. Una paura continuamente alimentata da crescenti allarmismi: guerre, virus, clima , ecc. ecc.
Dall’altro chi governa le cose del mondo banalizza il concetto di famiglia e amore annacquandone significato e valori.
Gli adulti dovrebbero capire che se si confondono le nuove generazioni, giocando con le parole, aggiungendo ogni giorno una nuova sigla all’elenco delle devianze, si sta in realtà giocando non solo con la vita dei nostri giovani ma con il futuro di tutti noi .
È implicito che senza relazioni solide tra uomini e donne la natalità inevitabilmente crolla.
Una piccola speranza deriva però dall’indagine ABI . Se persino il mondo bancario oggi considera un problema strategico la denatalità forse vuol dire stiamo capendo che il problema non è circoscritto a chi non fa figli. Riguarda tutti. Riguarda il futuro economico, sociale, culturale del nostro Paese.
ABI ci sta forse chiedendo di porci una domanda: per quanti anni reggeranno welfare e sistema pensionistico con questi dati ?
Vale la pena approfondire i dati ISTAT per far emergere un clamoroso fattore: ci sono ben 9,8 milioni di persone in età fertile che dichiarano di voler avere figli.
Se quelle intenzioni si traducessero in realtà, avremmo circa 760.000 nati l’anno anziché 355.000.
Il problema, quindi, non è che gli italiani non vogliono figli. Il problema è che non possono permettersi di averli.
Ma c’è un secondo elemento che chiarisce ancora meglio il problema: tra i 10,7 milioni di persone che dichiarano invece di non voler più avere figli, solo il 5,5% dice che i figli non hanno mai fatto parte del proprio progetto di vita. Oltre 6,6 milioni ha rinunciato invece a un figlio che desiderava. Non ha cambiato idea ma ha fatto i conti con la realtà. Ha ceduto alla paura !
E quasi 2,8 milioni di persone citano le difficoltà economiche come il principale ostacolo alla genitorialità!
Tra le donne, la mancanza di certezze lavorative pesa tre volte di più che tra gli uomini: 13,6% contro 4%. Tre volte. Significa che nel 2025 una donna in Italia deve ancora scegliere tra avere un figlio e mantenere il proprio posto di lavoro. Significa che la maternità è ancora percepita — e spesso lo è — un fattore di rischio professionale.
Oggi avere un figlio in Italia significa accettare di scivolare verso il basso.
Fare un figlio non dovrebbe essere un atto di coraggio economico. Non dovrebbe richiedere di essere eroi.
E allora mi domando: quanto ancora possiamo rinviare di occuparci seriamente di questo problema?
Ogni anno che passa è un anno di figli non nati, di un problema che diventa sempre più grande.
Forse 𝐧𝐨𝐧 𝐚𝐛𝐛𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐞𝐩𝐢𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐥
𝐩𝐫𝐨𝐛𝐥𝐞𝐦𝐚 𝐫𝐢𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝𝐚 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢 ?ⵑ
Serve discontinuità.
Serve passare dall’analisi che è ormai chiara, alla sintesi!
Vogliamo dare un futuro alla nostra civiltà o continuare a scivolare nel baratro ?
Giorgio Bruzzone




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