
FATELO CANTA’
Aggiornamento: 6 lug
Ci sono momenti in cui bisognerebbe avere l'onestà di mettere da parte le proprie preferenze e limitarsi ad applaudire.
Quanto accaduto sabato sera a Tor Vergata è uno di quei momenti. 250.000 giovani a cantare le canzoni di Niccolò Moriconi in arte Ultimo . Ragazzi arrivati da tutta Italia, alcuni da giorni sotto il sole pur di essere lì.
In tanti hanno affrontato lunghi viaggi e sacrifici economici.
Roma letteralmente travolta da un onda di giovani. Un ‘organizzazione generosa nei numeri e nell’offerta gratuita , una cosa mai vista per un concerto italiano.
Duecentocinquantamila !
La più grande folla pagante mai vista in Italia per un singolo artista.
Ieri non si si è tenuto un concerto , si è celebrato un fenomeno generazionale.
Questo non succede perché fai una o qualche bella canzone. Succede perché, da qualche parte, milioni di persone sentono che tu stai raccontando anche la loro vita.
Quando accadono certe cose , al di là dei gusti personali, bisogna solo togliersi il cappello e dire : complimenti Nik
La musica italiana, ieri sera, ha scritto una pagina che verrà ricordata per molti anni.
Quello di Ultimo è senza dubbio un vero e proprio fenomeno sociologico che andrebbe analizzato e compreso
E allora proviamo a chiederci: come è potuto accadere?
Cos ha spinto 250.000 giovani su quel prato dopo aver affrontato viaggi e spese ed il caldo estivo ?
Per rispondere prendo in prestito ciò che scrissi, in tempi non sospetti, il 13 luglio 2025, in un articolo intitolato “Generazione ultimo” : i giovani si riconoscono in questo trentenne che identificano come uno di loro. Quello che arriva dalla periferia, che canta cose semplici, che esprime sentimenti ed emozioni vere: l’innamoramento, la vita di coppia , la paternità l’amore di figlio e per un figlio . Un ragazzo che si pone domande sul nostro essere al mondo , su quello che siamo ma anche su ciò che sarà di noi.
Nicolò racconta di se stesso , dei suoi difetti e dei suoi amori, degli amici di ieri e di oggi.
Di quella generazione normale che vorrebbe condurre una vita semplice , senza ansie e paure. Una maggioranza silenziosa che non ha bisogno di parate per rivendicare il proprio diritto di essere semplicemente normali.
Un successo raggiunto senza bisogno di esporre il proprio corpo , senza colpi di scena, coming out o la ricerca di facili melodie usa e getta.
Un traguardo in realtà non arrivato per caso ma costruito, con lo studio e l’impegno , contro tutto e tutti: contro media non solo indifferenti ( le radio passano raramente le due canzoni) ma critici feroci e spesso crudeli avversari forse per via di un’etichetta discografica autonoma la Ultimo records che , in quanto tale, non garantisce loro alcun ritorno
Ma in questo grande evento c’è anche spazio per la riconoscenza di Ultimo verso l’unico artista che ha creduto in lui: Fabrizio Moro. Forse perché il più simile a lui . Con le stesse umili origini dalla borgata romana . Con la sua stessa capacità di scrivere ed interpretare pezzi che parlano di eternità, di senso , di fede , di pace e d’amore.
Due artisti completamente estranei ad un mercato musicale fatto di “artisti” costruiti e spesso imposti. Che cantano, spesso con l’auto-tune , pezzi tutti simili uno all’altro. Con testi privi di senso e retti solo da un ritmo orecchiabile ed un sofisticato arrangiamento . Canzoni che non verranno ricordate perché destinate al consumo di una sola stagione
A proposito consentitemi di togliermi un sassolino dalla scarpa: dopo questo evento gli pseudo critici musicali che hanno ignorato , osteggiato e dileggiato Niccolò in questi dieci anni dovrebbero chiedere scusa e poi , se avessero un briciolo di dignità… cambiare mestiere!
“Fateme cantà “ gli scrisse Nicolò , “Andate a nascondervi” aggiungerei io!
Giorgio Bruzzone




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