𝑳𝑬 𝑨𝑹𝑴𝑰 𝑫𝑬𝑳 “𝑷𝑬𝑵𝑺𝑰𝑬𝑹𝑶 𝑼𝑵𝑰𝑪𝑶”
- Giorgio Bruzzone
- 30 ago 2024
- Tempo di lettura: 3 min
Qualcuno scrisse che “𝚛𝚒𝚗𝚞𝚗𝚌𝚒𝚊𝚛𝚎 𝚊𝚕𝚕𝚊 𝚙𝚛𝚒𝚟𝚊𝚌𝚢 𝚙𝚎𝚛𝚌𝚑𝚎́ 𝚗𝚘𝚗 𝚊𝚋𝚋𝚒𝚊𝚖𝚘 𝚗𝚞𝚕𝚕𝚊 𝚍𝚊 𝚗𝚊𝚜𝚌𝚘𝚗𝚍𝚎𝚛𝚎 𝚎̀ 𝚌𝚘𝚖𝚎 𝚛𝚒𝚗𝚞𝚗𝚌𝚒𝚊𝚛𝚎 𝚊𝚕 𝚍𝚒𝚛𝚒𝚝𝚝𝚘 𝚍𝚒 𝚙𝚊𝚛𝚘𝚕𝚊 𝚙𝚎𝚛𝚌𝚑𝚎́ 𝚗𝚘𝚗 𝚊𝚋𝚋𝚒𝚊𝚖𝚘 𝚗𝚞𝚕𝚕𝚊 𝚍𝚊 𝚍𝚒𝚛𝚎.”
In effetti possiamo dire che rinunciare alla 𝒑𝒓𝒊𝒗𝒂𝒄𝒚 equivale a rinunciare alla libertà.
Temo che oggi però, dovremmo aggiungere un altro importante avvertimento: “𝚊𝚌𝚌𝚎𝚝𝚝𝚊𝚛𝚎 𝚕𝚊 𝚌𝚎𝚗𝚜𝚞𝚛𝚊 𝚌𝚘𝚖𝚎 𝚙𝚛𝚊𝚜𝚜𝚒 𝚎̀ 𝚊𝚌𝚌𝚎𝚝𝚝𝚊𝚛𝚎 𝚕𝚊 𝚜𝚌𝚑𝚒𝚊𝚟𝚒𝚝𝚞̀”.
Non possiamo permetterci di accettare la 𝒄𝒆𝒏𝒔𝒖𝒓𝒂! Mi stupisce che molti non colgano la gravità di quanto sta accadendo.
La libertà di espressione non è un lusso, è una necessità. È il fondamento su cui si costruisce ogni società libera. Ed è conseguentemente dovere, di tutti coloro che credono realmente nel fondamentale valore della libertà, difenderla. Oggi più che mai!
Le ultime notizie di cronaca sono particolarmente preoccupanti. La grave censura attuata dal Governo Britannico, con arresti di cittadini per “post scomodi”, le minacce UE a Elon Musk, il clamoroso arresto in Francia di Durov fondatore dì Telegram fanno comprendere che la posta in gioco è molto alta e quella che stiamo vivendo è una battaglia per il controllo delle nostre menti e delle nostre anime.
Nei giorni scorsi è arrivata poi la conferma di Zuckemberg, proprietario di Facebook e Instagram, riguardo alla grave censura, relativamente al Covid e sul figlio di Biden, attuata dal Gruppo Meta su indirizzo del Governo USA. Un pentimento forse tardivo ma certamente clamoroso ed importante
Perché persino l’attuale governo USA punta all’azzeramento della privacy e all’imposizione della censura ?
Perché, chi punta apertamente al folle progetto di un governo Mondiale sa benissimo che chi controlla l’informazione controlla la realtà stessa.
Questo perché la maggior parte delle persone recepisce infatti le notizie così come vengono diffuse, per indolenza, ignavia o ignoranza, senza alcun tipo di approfondimento. Altri invece si trasformano addirittura in feroci difensori del pensiero unico.
A presidiare i social ci sono poi i famosi Fact-checker , il braccio armato del “ Ministero della verità”, una truppa di mediocri tastieranti, capitanati in Italia da un famoso giornalista.
Un’attivita di delazione, nel solco del ruolo esercitato da Goebbels ai tempi del nazismo, si presume profumatamente remunerata
Nel mezzo un gruppo di irriducibili che ha sempre provato ad alzare la mano per far emergere evidenti contraddizioni e falsità. Un manipolo di partigiani prontamente apostrofato, nella migliore delle ipotesi come negazionista: Bloccato, sospeso e spesso esposto al pubblico ludibrio.
La nuova divisione bipolarizzata non è piu quella tra capitale e lavoro, ma contrappone establishment e popolo, e per farlo discrimina le idee stesse, creando un ambiente in cui ogni opinione non conforme viene automaticamente etichettata come disinformazione o odio.
La censura preventiva, mascherata da “moderazione dei contenuti” o “protezione della sicurezza pubblica”, rappresenta una minaccia diretta alla nostra libertà di espressione. È una forma di controllo che va ben oltre la semplice sorveglianza: decide cosa possiamo dire e cosa no, limitando non solo la nostra libertà di espressione ma anche la nostra capacità di pensare liberamente.
L’obiettivo; dichiarato apertamente (questo è il bello) è quello di arrivare ad un governo di pochi al quale, senza costrizioni o violenze e per libera scelta, il popolo consegna la sua libertà originaria. Un idea se vogliamo geniale, profetizzata molti anni addietro da Etienne de la Boetie nel “ Discorso sulla servitù volontaria”
Un obiettivo purtroppo vicino dall’essere raggiunto. Oggi infatti il controllo dell’informazione è nelle mani di pochi, che decidono cosa possiamo sapere e cosa dobbiamo ignorare.
Siamo quindi difronte ad una battaglia che va oltre la semplice difesa della privacy: Riguarda la difesa della nostra capacità di pensare, di dissentire, di essere veramente liberi.
Se vogliamo salvare l’Occidente, se vogliamo preservare la nostra libertà, dobbiamo avere il coraggio di combattere, di dire la verità, di resistere al controllo.
Violazione della privacy e censura sono in sostanza gli strumenti principe per dare attuazione alla “𝒅𝒊𝒕𝒕𝒂𝒕𝒖𝒓𝒂 𝒅𝒆𝒍 𝒑𝒆𝒏𝒔𝒊𝒆𝒓𝒐 𝒖𝒏𝒊𝒄𝒐” di cui riscontriamo evidenti e preoccupanti segnali in tutto l’Occidente.
Giorgio Bruzzone

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